Centro di Otorinolaringoiatria
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Dott. Andrea La Torre, specialista in Otorinolaringoiatria

Il Dott. Andrea La Torre è nato a Roma il 26 aprile 1965.

Ha conseguito il Diploma di Maturità Classica presso il Liceo - Ginnasio "Orazio" di Roma il 25 luglio 1983.

Si è laureato in Medicina e Chirurgia il 19 luglio 1989, nella prima sessione del VI anno di corso, con voti 110/110 e lode, presso l'Università "La Sapienza" di Roma, discutendo la tesi sperimentale "Effetti del carboplatino e del cisplatino sulla funzione uditiva: studio comparativo mediante i potenziali evocati uditivi del tronco encefalico".

Ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione di Medico Chirurgo nel dicembre 1989, presso l'Università di Parma, superando l'Esame di Stato con voti 90/90. E' tutt'ora iscritto all'Albo dei Medici Chirurghi di Parma (4661).

Ha conseguito il Diploma di Specialista in Otorinolaringoiatria il 15 luglio 1993 presso l'Università di Parma, discutendo la tesi sperimentale "La stapedioplastica con conservazione del tendine dello stapedio".


Da qui in poi, dopo l'obbligatoria e classica enunciazione dei titoli accademici, preferisco continuare in prima persona. Credevo, peraltro, che il mio curriculum non interessasse a nessuno, ma visto che pare che molti lo leggano, almeno stando alle statistiche di accesso a questa pagina, ritengo più semplice e forse più simpatico, per chi davvero è interessato a conoscere il mio ..passato professionale, mantenere un tono più colloquiale...

Mi avvicino d'altronde alla soglia dei quarant'anni* (e dei quindici* anni di attività professionale) e rivivere in chiave anche un po' ironica la strada che ho percorso per arrivare al livello attuale fa piacere anche a me. Potrebbe peraltro servire, oltre che ai pazienti "curiosi", a tanti giovani colleghi che sono oggi dove ero io molti anni fa, con le stesse paure e con le stesse incertezze, che sono il sale di ogni crescita professionale e che, per chi ha scelto di fare questo lavoro in ambito privato ed autonomo, in realtà non finiscono mai...

Magari se davvero volete leggerlo, stampatelo, perché è un po' lungo e ci sono certamente parti più interessanti del sito da visitare...

*Questo file è stato successivamente aggiornato con le evoluzioni delle mie vicende professionali. Il testo della "motivazione" in corsivo però è stato lasciato così come nella prima versione pubblicata. I quarant'anni, ahimé li ho già superati da un bel po'... (ultimo aggiornamento ottobre 2008)


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Da Roma a Parma...

Mi sono interessato di Otorinolaringoiatria sin dal quarto anno del Corso di Laurea, superando con lode tutti gli esami complementari pertinenti alla specialità e frequentando assiduamente, già da studente, corsi e convegni su argomenti di Otorinolaringoiatria. Ho sempre desiderato diventare medico sin da quando avevo 13 anni, ma in realtà volevo fare il neurochirurgo, come mio padre, che ancora ringrazio per avermelo "caldamente" sconsigliato...

La mia formazione professionale si è svolta in diverse strutture universitarie ed ospedaliere ma anche in strutture private.

Dopo un iniziale periodo come studente interno (marzo 1988 - maggio 1989) presso i reparti della I Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Roma "La Sapienza", essendomi da subito appassionato di patologie dell'orecchio, all'epoca un po' trascurate a Roma, venuto a conoscenza di un Centro Universitario specializzato a Parma, mi sono messo su un treno... e sono tornato a Roma dopo cinque anni.

Gli anni "difficili" a Parma...

Ho frequentato l'Istitituto di Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Parma, prima come studente interno (maggio-luglio 1989), quindi, dopo il conseguimento della Laurea (nel luglio del 1989), espletando il tirocinio pratico-ospedaliero previsto per l'ammissione all'esame di Stato (1989), e successivamente come specializzando (1989-1993). Pur venendo da un'altra città, infatti sono riuscito (studiando tutta l'estate e... senza "raccomandazioni") a vincere subito il concorso di ammissione alla specialità come primo in graduatoria. Devo però ammettere che c'erano solo nove candidati per cinque posti (altri tempi...)

Durante tutto questo periodo mi sono interessato soprattutto di microchirurgia otologica e di otoneurochirurgia, partecipando attivamente all'attività clinica e chirurgica con l'equipe del Prof. Carlo Zini, chirurgo dell'orecchio di fama internazionale, al quale devo certamente molto.

La mia più importante esperienza professionale di quegli anni l'ho avuta, infatti, avendo il privilegio e l'onore di collaborare con lui nell'attività libero - professionale continuativamente dal febbraio del 1990 all'agosto del 1994 presso lo studio di Parma, e, dal 1991, seguendolo anche a Roma, presso il Rome American Hospital, dove nel frattempo, anche su mia personale spinta, aveva deciso di avviare una attività sussidiaria.
La mia vera scuola di specialità è stata, infatti, soprattutto l'attività libero-professionale nello studio del Prof. Zini (vedevamo quasi 50 pazienti otologici al giorno per tre volte alla settimana) che mi ha convinto sempre più di cosa volevo fare "da grande" (avviare un centro privato, libero da burocrazie e più costruttivo) e di cosa NON volevo fare (visitare 50 pazienti al giorno, dedicando necessariamente poco tempo ad ognuno).

Anni di studio ma anche anni di duro lavoro, quelli a Parma, anche perchè dovevo mantenermi (non sono mai stato bravo, per orgoglio, a fare il "figlio di papà" e all'epoca gli specializzandi non venivano retribuiti, al contrario di oggi). Oltre tutto sono stati per me anni davvero difficili, sin dall'inizio, anche per motivi familiari e spesso sono stato sul punto di chiudere i miei sogni in un cassetto e di congelarmi in qualche ospedale minore di provincia solo per avere uno stipendio dignitoso garantito.

A parte la retribuzione dallo studio del prof. Zini, fortunatamente però ho anche vinto una borsa di studio quadriennale dall'Università e rinunciando a tante ore di sonno (dovevo anche studiare) sono riuscito a conciliare diverse attività professionali in contemporanea (tutte nell'ambito dell'otorinolaringoiatria e mai come medico generico).
Ho infatti prestato servizio come medico di guardia di reparto e di pronto soccorso otorinolaringoiatrico all'interno dello stesso ospedale universitario di Parma (l'avrei fatto anche gratis, per il coraggio e l'esperienza che mi ha dato come medico e soprattutto come chirurgo), da luglio 1992 a luglio 1993, e per tre anni (dal 1990 al 1993) ho anche lavorato come medico nel reparto di Otorinolaringoiatria presso le Terme di Tabiano... Anche quest'ultima esperienza mi però servita per capire cosa NON volevo fare e cosa NON volevo essere.

Un'esperienza molto divertente e costruttiva è stata, per due anni consecutivi (nel 1992 e nel 1993) insegnare come docente titolare di Otorinolaringoiatria alla scuola per infermieri professionali di Guastalla (RE) che mi aiutato vincere la paura dello stare... dall'altra parte della cattedra.

Il 15 luglio del 1993 finalmente, al termine dei quattro anni previsti, ho conseguito il Diploma di Specialista in Otorinolaringoiatria. In realtà con un voto piuttosto bassino, rispetto ai miei standard precedenti. A mia giustificazione il problema però era che io ero il pupillo del Prof. Zini, che era senz'altro il più famoso e conosciuto dell'Istituto ma purtroppo non era (all'epoca) il direttore della scuola di specializzazione. Superavo sempre tutti gli esami con il massimo dei voti, ma quando andavo a sostenere l'esame finale con il direttore, che probabilmente a ragione mi considerava un po' irrispettoso nei confronti della sua posizione accademica, misteriosamente prendevo sempre voti scadenti, nonostante le mie prestazioni durante gli esami, che ancora oggi giudico ottimali. Bisogna però anche riconoscere che, impegnato a scoprire il "vero lavoro", era piuttosto raro trovarmi con un bel camice pulito nella coda di medici dietro al direttore per il giro mattutino (avete presente il film con Alberto Sordi ?). E quando c'ero, visto che di giorno lavoravo e per gran parte della notte studiavo, non dovevo certo avere un'aria molto attenta. E forse un po' troppo spesso era più probabile trovarmi in sala operatoria con il Prof. Zini che non nella coda dietro al direttore.

Una piccola curiosità: essendo stato un'anno avanti a scuola, ed essendomi tolto l'impegno del servizio militare già durante l'università (a 19 anni), pur senza perdere un esame, per un certo tempo (circa tre anni se non ricordo male) sono stato il più giovane specialista otorinolaringoiatra d'Italia.

Ero quindi specialista, ma forse troppo superspecialista, visto che avevo già una notevole esperienze sulle patologie dell'orecchio, ma praticamente non sapevo operare un'adenoide o una tonsilla (tanto non lo insegnavano nemmeno a chi frequentava più assiduamente!!). Non mi ero d'altronde mai posto troppo il problema, visto non si trattava certo della mia massima ambizione di specialista. L'ospedale universitario di Parma era d'altronde, all'epoca, strutturato in due distinte cattedre, entrambe collegate ad un'unica scuola di specialità: in una (quella diretta dal Prof. Zini) ci si occupava solo di chirurgia dell'orecchio e dei nervi cranici; nell'altra soprattutto di chirurgia del cancro della laringe (che non mi appassionava in alcun modo - e ancora oggi non mi occupo di questo settore ma invio eventuali pazienti a colleghi più bravi di me). La chirurgia di base otorino, le adenoidi, le tonsille ed in particolare la chirurgia del naso (che invece mi incuriosiva), erano davvero poco frequenti.. e certamente poco didattiche.

Visto che però non si vive solo di sogni e soprattutto per allargare le mie conoscenze, mi sono dato da fare per apprendere altrove quello che non avevo potuto imparare durante gli anni universitari.

Ho frequentato infatti, nel corso degli anni, partecipando sia all'attività ambulatoriale che chirurgica, la Divisione di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale di Busto Arsizio (VA) (1993), la Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Siena (1993-1994), dove mi sono appassionato alla Rinologia e ho iniziato ad operare il naso, la Divisione Otorinolaringoiatrica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Palidoro (1996), dove ho finalmente imparato anche ad operare adenoidi e tonsille, e più tardi, per un breve periodo nel 1998, la Divisione di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale San Carlo di Nancy a Roma.

Già nel 1993, appena finita la scuola di specializzazione, avevo intanto iniziato ad avviare a Parma ed in minima parte a Roma, la mia attività libero-professionale in proprio. Continuando a perseverare con l'idea di creare (un giorno magari lontano, che poi è arrivato molto prima del previsto) un grande Centro privato (non per guadagnare di più ma per lavorare come volevo io, sulla qualità più che sulla quantità) ho presto compreso che ormai anche lo studio del Prof. Zini mi stava un po' stretto e che ero arrivato ad un plateau di crescita professionale difficilmente superabile se fossi restato a Parma, dove le possibilità di sviluppare una attività privata erano davvero poche.
La mia smisurata ambizione di realizzarmi a modo mio mi ha sempre tenuto lontano dall'idea di puntare a un posto forse "sicuro", ma non gratificante per il mio carattere ribelle, in qualche ospedale pubblico (credo di essere di uno dei pochi medici italiani che non ha mai nemmeno sostenuto un concorso per un posto pubblico).

Ritorno a Roma. I primi anni di attività libero-professionale.

Era arrivato il momento di tornare a Roma, dove, anche con l'aiuto dei miei genitori medici (che mi hanno dato una stanza nel loro studio e mi hanno presentato a qualche collega) ho avviato la mia attività libero professionale nel 1994. Se oggi le patologie di cui mi occupo maggiormente sono disturbi difficili quali gli acufeni, le sordità neurosensoriali, le sindromi vertiginose complesse, non posso certo dimenticare che a quell'epoca mangiavo grazie alle otiti, ai tappi di cerume, alle faringiti ed agli occasionali (ma ben retribuiti) interventi chirurgici con tecniche che in realtà avevano ben poco a che vedere con la sofisticata chirurgia ambulatoriale che in seguito ho avuto modo di proporre nel mio Centro. Si vede però che ero bravino perchè il "giro" si allargava rapidamente.

Ma sin dall'inizio avevo compreso che scegliere di lavorare come libero professionista comporta la necessità di offrire una valida alternativa alle strutture ospedaliere e non un servizio più scadente. Per tale motivo da subito ho dotato il mio piccolo ambulatorio (ovviamente grazie ad un ben dilazionato leasing, visto che non me le potevo ancora permettere) di tutte le principali attrezzature necessarie (quelle all'epoca esistenti) per svolgere al meglio l'attività diagnostica (cabina audiometrica, microscopio otologico, fibroscopio, sistema di videoendoscopia, audiometro, impedenzometro, potenziali evocati uditivi, rinomanometro, calorimetro per stimolazioni vestibolari, videonistagmoscopia). "Il peggio che può succedere" - ho pensato allora - "è che non pagando gli strumenti me li portino via". Ma se non potevo pagarli significava che non avevo lavoro e se non avevo lavoro... non mi servivano gli strumenti. Sono certamente stati altri anni di sacrifici, ma ne è sicuramente valsa la pena.

Fatto sta che (seppur certamente rischiando) ho potuto da subito propormi come uno specialista attrezzato in modo non certo inferiore ad una struttura pubblica.

Per allargare i miei orizzonti (e riuscire a pagare un po' di debiti) ho però iniziato anche a visitare oltre che nel mio studio, in altri Centri: presso lo stesso Rome American Hospital, dove già lavoravo con il Prof. Zini; in qualche poliambulatorio privato di Roma; presso la casa di cura Villa Letizia a L'Aquila. La parte più scomoda era portarmi in giro gran parte della strumentazione, non sempre disponibile altrove.

Qualcosa di particolare, però, già lo avevo realizzato. Alla fine del 1994 ho ideato, presso il Rome American Hospital, un servizio di pronta reperibilità specialistica otorino.

Nel complesso l'attività andava benino e si tirava avanti ma, nonostante ancora rifiutassi l'idea di lavorare in una struttura pubblica, iniziavo ad annoiarmi ed a capire che il problema più grande della libera professione pura nel proprio studio privato era la solitudine e la mancanza di confronti.

L'esperienza del Rome American Hospital

A settembre 1996 ho quindi deciso di trasferire tutta la mia attività professionale presso il Rome American Hospital e la decisione si è rivelata fortunata. Nel giro di pochi mesi ho avviato un servizio di diagnostica otorinolaringoiatrica, sfruttando la disponibilità di attrezzature particolari, e di consulenza specialistica per i pazienti afferenti alla struttura anche per altri motivi, che mi ha consentito di "farmi un nome", e di vivere una esperienza davvero gratificante, all'interno di una grande struttura sanitaria privata.

In pratica gestivo un piccolo reparto di otorinolaringoiatria di tre stanze del quale ero primario, aiuto, assistente e tecnico allo stesso tempo. Ma l'idea piaceva sia ai medici che ai pazienti, visto che fino ad allora era presente un otorinolaringoiatra appena tre o quattro ore alla settimana, mentre con il mio arrivo era disponibile un servizio sostanzialmente continuativo sia ambulatoriale che chirurgico, incluse prestazioni urgenti dove potevo finalmente applicare quello che avevo potuto imparare in reparto a Parma.
I pazienti che richiedevano una visita urgente o un particolare esame, magari non facilmente fruibile in ospedali pubblici o ambulatori ASL, si sentivano rispondere che era possibile anche in giornata, il che aveva trasformato quella struttura in un punto di riferimento per una intera zona della periferia di Roma, sprovvista di strutture specialistiche otorinolaringoiatriche nei paraggi.
Visto che inoltre ero l'unico specialista otorinolaringoiatra del Rome American Hospital a parlare correntemente lingue straniere, il servizio era gradito anche ai numerosi pazienti stranieri che frequentavano la struttura, nata sin dagli albori come casa di cura internazionale e convenzionata con le più importanti ambasciate a Roma.

Al culmine dell'attività, la direzione del Rome American Hospital, che peraltro aveva il suo guadagno dalla mia presenza, inspiegabilmente, nell'ottobre del 1998 (dopo due anni di servizio continuativo ambulatoriale e chirurgico presso la struttura) mi convocò per comunicarmi che bisognava porre fine al mio "monopolio", e che lasciar lavorare così tanto uno specialista di appena 33 anni, senza alcun titolo accademico, impediva di fatto l'accesso alla struttura ad altri specialisti più famosi, che avrebbero voluto svolgere lì la loro attività (??????). Ho sempre sospettato che ci fosse lo zampino di qualche collega un po' invidioso. Fatto sta che dall'oggi al domani mi fu ordinato di limitare la mia presenza a non più di due pomeriggi alla settimana. Strano davvero, visto che non costavo nulla ma anzi lasciavo una cospicua percentuale dei miei introiti per l'affitto delle stanze. E non è che servissero le stanze... serviva proprio limitare me! Boh?!

Con il caratterino che mi ritrovo, non ero certo tipo da farmi porre limiti e allora, in un giorno, presi tutte le mie attrezzature, che allora erano diventate tali da riempire un camioncino, visto che investivo in nuove strumentazioni appena avevo qualche risparmio da parte (vizio che mi è, purtroppo o per fortuna, rimasto), e me ne tornai allo studio dei miei genitori, non senza preoccuparmi però di informare tutti i pazienti da me seguiti in quel breve periodo (oltre 500 in due anni, cifra che oggi mi sembra ridicola, ma che per l'epoca non era niente male), del trasferimento presso un'altra sede.

Ma non potevo più accontentarmi, né dal punto di vista qualitativo che quantitativo dell'attività che facevo fino a solo due anni prima, anche se ovviamente i pazienti erano certamente di più.

Verso un nuovo modo di concepire la libera professione...

Ormai definitivamente convinto che non avrei mai ceduto alle lusinghe di un posto sicuro in ospedale, cercai subito di ripetere nel mio piccolo ambiente privato l'esperienza felice dei due anni trascorsi nel Rome American Hospital, senza commettere l'errore di ripropormi ad una altra struttura di proprietà di altri, dove comunque prima o poi sarebbe potuta riaccadere la stessa cosa. Anzichè lavorare in un ambiente dove c'erano altri medici, inziai a portarmi altri medici (quelli che mi inviavano più spesso i pazienti) nel mio ambiente, creando di fatto un piccolo ambulatorio interdisciplinare. Scoprii presto, grazie alla collaborazione con vari specialisti, molti aspetti interdisciplinari dell'otorinolaringoiatria e più in generale delle patologie della testa e del collo, che non avevo fino ad allora preso in considerazione. Imparai così a conoscere come altri specialisti trattavano patologie di confine tra diverse specialità (ad esempio il reflusso gastroesofageo o le apnee notturne) e a sviluppare di fatto un approccio più allargato a tutti i settori della mia specialità di mio interesse.

Avendo inoltre già da tempo iniziato a navigare su Internet (dal 1995), iniziai a documentarmi attraverso la lettura di messaggi e pagine web su quali fossero i bisogni "inattesi" dei pazienti e che cosa richiedesse il "mercato" nell'ambito della mia specialità. Se volevo sopravvivere come libero-professionista avevo capito che dovevo necessariamente saper essere anche un buon imprenditore. Per "vendere" le mie capacità professionali, e allo stesso tempo offrire qualcosa di utile, dovevo trovare settori di attività trascurati da altri. Con mia sorpesa scoprii che ce ne erano a volontà. Iniziai a studiare assiduamente, leggendo ogni lavoro pubblicato sull'argomento, patologie e disturbi dell'orecchio come la malattia di Meniere, le sordità neurosensoriali, e soprattutto gli acufeni (i fischi nell'orecchio), per i quali l'unico consiglio terapeutico allora in voga era "te lo devi tenere cercando di non farci caso".

Più studiavo e più mi venivano nuove idee, che poi applicate nella vita pratica sui pazienti, sembravano funzionare. Più cercavo soluzioni e mi più accorgevo che, spesso, erano lì a portata di mano. Bastava accendere un computer, collegarsi ad Internet e scoprire quanto altri specialisti in tutto il mondo stavano portando avanti su determinate patologie di mia competenza. L'approccio interdisciplinare e l'attenta analisi di tutte le risorse disponibili in rete, nel giro di poco tempo, mi avevano trasformato in uno dei pochi specialisti italiani che si interessasse, in modo un po' meno disfattista, di alcune particolari patologie, evidentemente trascurate da altri. Inoltre avevo tempo e disponibilità da dedicare ai pazienti, cosa che sembrava molto gradita. Avevo finalmente il mio prodotto da "lanciare sul mercato", ma più che quest'obbiettivo, sul quale facevo peraltro poco affidamento, avevo soprattutto una gran voglia di gridare a colleghi medici e ai pazienti in cerca di aiuto che forse si poteva, per alcuni disturbi e patologie considerati intrattabili, fare molto di più. Avevo un messaggio, ma come diffonderlo?

Il sito web e la nascita del Centro di Otorinolaringoiatria

Visto che da Internet avevo preso, attraverso Internet - pensai - potevo dare. Nacque così nel febbraio 1999 l'idea di realizzare un sito web dedicato all'otorinolaringoiatria. Oggi può sembrare nulla di speciale, ma all'epoca in Italia (e in lingua italiana) esistevano sì e no una decina di siti ORL, per lo più istituzionali (reparti ospedalieri, cliniche universitarie, associazioni scientifiche), raramente aggiornati e con contenuti, con qualche eccezione, piuttosto scarsi.

Contemporaneamente compresi di cosa avevano bisogno i colleghi specialisti. Sulla scia di quanto avevo già visto in rete, dove già esisteva qualche forum professionale per discutere casi clinici o scambiarsi suggerimenti, ma solo in inglese, francese o spagnolo (e i medici italiani che parlano lingue straniere sono ancora oggi una minoranza) ideai FORUM ORL, il primo mezzo di comunicazione tra specialisti otorinolaringoiatri via Internet in lingua italiana.

Il sito ed il FORUM ebbero subito un successo immediato tra gli specialisti, ma anche tra i medici di base. Si vede che ce n'era bisogno. Iniziai presto a ricevere complimenti dai colleghi per le iniziative e per il costante lavoro di aggiornamento che mettevo a disposizione, ad essere invitato a presentare relazioni ai congressi di specialità sull'uso di Internet come mezzo di aggiornamento, a ricevere richieste di interviste su argomenti di Otorinolaringoiatria da qualche radio e da qualche giornale, proposte di sponsorizzazione (che ho sempre rifiutato) e in breve tempo molti specialisti mi conoscevano come "quello di Internet". Avevo ritagliato il mio spazio nel mondo del lavoro, senza aver bisogno di appoggiarmi ad altre strutture, pubbliche o private o di "portar la borsa" a qualche "barone".

Ma la sorpresa più grande fu l'apprezzamento dei pazienti, per i quali avevo messo a disposizione un apposito servizio gratuito di consulenza specialistica a "distanza" via e-mail, una newsletter per ricevere aggiornamenti e notizie su novità e progressi in Otorinolaringoiatria e documenti in linguaggio chiaro, adatto ai profani, che spiegavano in dettaglio le patologie partendo dalle basi di anatomia e fisiologia fino alle ultime risorse della medicina moderna.

Da tutta Italia iniziarono presto ad arrivare richieste di appuntamento, in numero sempre maggiore, all'inizio con mio grande stupore.

Il vero "boom" si verificò, quando iniziai a proporre sistematicamente, per primo in Italia, nel 2000, un trattamento sugli acufeni, la Tinnitus Retraining Therapy (oggi, anche grazie al mio capillare lavoro di diffusione, nota in tutta Italia - anche se per me attualmente non è già più il trattamento di prima scelta per questi disturbi) che avevo scoperto via Internet e che mi portò perfino ad organizzare la mia prima conferenza (pagata in gran parte da me personalmente) su questi disturbi "intrattabili", invitando direttamente a Roma l'ideatore di questa terapia, il Prof. Jastreboff, per farmene insegnare i segreti.
In breve tempo diventai non più solo "quello di Internet", ma anche "quello degli acufeni", il che non è da poco.

Parallelamente altro settore in cui proponevo qualcosa di veramente nuovo era la malattia di Meniere. Grazie ad un trattamento dietologico particolare (anche a mia madre, medico dietologo, devo molto) che stravolgeva completamente quanto avevo appreso fino ad allora (in pratica bisognava bere molti liquidi, che era esattamente il contrario di quanto si diceva ai pazienti affetti da questa patologia) e ad altri accorgimenti terapeutici particolari, riuscivo facilmente ad ottenere un controllo totale o quasi della malattia in questi pazienti "difficili" e non esitai a divulgare la notizia su Internet.

Fino ad allora, sinceramente, non avevo mai pensato all'effetto pubblicitario di simili messaggi. La finalità principale del sito era un sano desiderio di divulgazione scientifica più per i colleghi specialisti che non per i pazienti. Ma mentre i primi sembravano guardare con diffidenza alle mie proposte (che comportavano tra l'altro l'impossibilità di continuare a dedicare ai pazienti dieci minuti di visita tradizionale, la necessità di attrezzature adeguate ed un costante aggiornamento scientifico), i secondi si precipitavano sempre di più almeno per verificare se era vero. Visto che quello che annunciavo via Internet non era, come diciamo a Roma, una "bufala", a loro volta i pazienti soddisfatti mi inviavano altri pazienti da tutta Italia (il tam tam via Internet ha una velocità strabiliante), per queste e per altre patologie...

Già nel 2000 mi vidi quindi costretto a pensare più in grande ad cercare nuovi collaboratori, un ambulatorio di dimensioni maggiori e persino una sede supplementare a Milano, dove andavo ogni quindici giorni, per venire incontro alle esigenze dei pazienti del Nord Italia. Quest'ultima idea era nata quasi per gioco, pensando non senza orgoglio, a quando anni prima, da Parma, mi muovevo una volta al mese verso Roma con lo staff del Prof. Zini (ma allora ero solo un giovane collaboratore e non il titolare), facendo il percorso inverso da Nord a Sud. Fu subito un successo anche lì. Nonostante avessi dovuto affittare addirittura un intero ambulatorio e rimediare collaboratori locali, dopo poco tempo avevo già una lista di attesa di pazienti di tutte le regioni del Nord che volevano essere visitati a Milano, prevalentemente per problemi a carico dell'orecchio (acufeni e Meniere).

L'esperienza milanese durò però solo per poco più di un anno, in quanto era decisamente troppo stressante, seppur economicamente molto gratificante, mantenere una doppia sede. Peraltro in quello stesso periodo avevo anche annunciato, attraverso il sito, l'apertura di una sede meridionale a Catania, trovandomi con la lista d'attesa ancora prima di iniziare. L'allargamento a sud però naufragò ancora prima di poter mettere piede in Sicilia, perchè mi fu caldamente sconsigliato con telefonate anonime (non fu difficile poi individuarne la provenienza) così credibili da sembrare vere.

Con il trasferimento nella nuova sede, e l'acquisizione di collaboratori e consulenti stabili di altre specialità, nasceva il "Centro di Otorinolaringoiatria, studio interdisciplinare per le patologie della testa e del collo", finalizzato soprattutto alla diagnosi, alla terapia ed alla ricerca clinica in patologie otorinolaringoiatriche di difficile interpretazione o risoluzione ed allo sviluppo di nuove tecnologie per proporre inteventi chirurgici ambulatoriali, su naso e gola.

Trovare nuovi collaboratori specialisti però non fu (e non lo è mai stato) facile. Tutti i colleghi specialisti otorinolaringoiatri che venivano a lavorare al Centro duravano poco e venivano frequentemente sostituiti perchè trovavano l'impegno troppo gravoso rispetto ad un comodo e sicuro lavoro di routine in ospedale o in un ambulatorio ASL o alle terme, che sembrano ancora oggi essere la massima ambizione di molti giovani specialisti.
Iniziavo inoltre a stare un po' antipatico ad alcuni "grossi nomi", anche perchè, nel tentativo di spronare altri giovani colleghi verso la realizzazione di inziative simili alla mia, ero anche stato eletto consigliere dell'Associazione Italiana Otorinolaringoiatri Libero-Professionisti (AIOLP), insieme ad una lista di miei candidati, cosa non difficile visto che avevo un notevole "pubblico" per farmi propaganda elettorale. Mi sono dimesso, deluso dalla "staticità" generale, dopo solo un anno.
Fatto sta che lavorare con me, almeno stando a quanto mi riferivano alcuni colleghi, significava "bruciarsi" la possibilità di una carriera universitaria. Magari esageravano. Curioso però che quando ho smesso di "pungolare" i colleghi per far comprendere come si potesse fare una otorinolaringoiatria di qualità e ricerca scientifica anche al di fuori dell'ambiente universitario, le acque si sono calmate, almeno per qualche tempo.

La nuova sede, con cinque ambulatori per visite ed esami diagnostici ed una bella sala d'attesa mi sembrava più che sufficiente e mai avrei pensato di dovermi trasferire nuovamente dopo soli due anni. In realtà che la nuova sede era troppo piccola (ma all'epoca ancora non me la sentivo di fare il passo più lungo della gamba) ce ne siamo accorti subito già nei primi mesi, ed i poveri pazienti che dovevano fare lunghe attese (ma ricompensati poi con visite serie della durate di diverse ore) se ne accorgevano ancora meglio di noi. Servivano ancora più persone e serviva più spazio.

Nel frattempo iniziavo (2001) a proporre nuove procedure chirurgiche che permettevano di effettuare efficaci interventi di chirurgia nasale (polipi, turbinati, setto nasale, russamento e apnee) a livello ambulatoriale, in anestesia locale, e soprattutto ... evitando i fastidosi tamponi nasali. Inutile a dirsi, anche stavolta fu un boom di richieste. I pazienti venivano magari da altre regioni solo per operarsi con queste nuove tecniche (in parte diffuse all'estero, ma ancora poco conosciute in Italia, e in parte da me personalmente ideate o modificate).

Lo spazio limitato (il che impediva peraltro di aumentare il personale) comportava un problema ancora maggiore. Potendo accettare solo pochi pazienti al giorno (le particolari patologie di cui ci occupiamo richiedono molto tempo per ciascun paziente, tra visite ed esami) ero costretto a dare appuntamenti a distanza eccessiva rispetto alle esigenze dei pazienti e a mantenere costi relativamente alti. Entrambe le cose mi piacevano poco e non rientravano certo nei miei obiettivi. Guadagnavo, e davvero molto bene, ma stavo iniziando ad offrire un servizio, seppur di alta qualità per quanto riguardava la parte strettamente diagnostica e terapeutica, davvero scadente per quando riguardava le scomodità del paziente ed i tempi di attesa.

La mini-clinica: un sogno di breve durata

Siamo a luglio del 2002, mi ero trasferito da appena un anno e mezzo, e già ero in movimento per cercare una nuova sede. Ma stavolta avevo capito che l'eccessiva prudenza sarebbe stata un passo falso. Tremando di paura, perchè il successo professionale ci mette molto ad arrivare, ma molto poco ad andarsene, con il coraggio dei pazzi, ho realizzato, svuotando tutto il salvadanaio e prendendo un mutuo sulla casa, una mini clinica di 650 metri quadri, con tanto di sala operatoria per chirurgia ambulatoriale, sala convegni, 15 studi medici, oltre 40 posti di sala di attesa e così via. Lo staff del Centro tra personale medico specialistico, tecnico, amministrativo, infermieri e consulenti di altre specialità era arrivato a oltre 20 elementi. Già era in programma un ulteriore ampliamento verso una struttura di 3000 mq, visto che eravamo sempre pieni di attività, e stavo anche allestendo sedi supplementari all'estero (in Belgio ed in Spagna). Apparentemente tutto andava a gonfie vele, anche se ormai io facevo più l'imprenditore ed il direttore del Centro che non l'attività pratica di medico in prima persona, praticamente affidata al mio staff di medici e tecnici audiometristi.

Ma poi...

Poi ho aperto gli occhi ed ho iniziato a verificare non solo la quantità di lavoro (che era arrivata a livelli stratosferici) ma anche la qualità dell'attività svolta nel mio Centro dai miei collaboratori, che ormai praticamente portavano avanti l'attività medica, diagnostica e chirurgica, senza più nessuna vera selezione di chi avesse veramente bisogno di cure, interventi chirurgici o visite di controllo, mentre io mi occupavo soprattutto della ricerca scientifica e della attività di imprenditore... E' impressionante come un ottimo assistente, apparentemente desideroso solo di apprendere e di fare con passione un lavoro di qualità possa rapidamente diventare ambizioso di potere e guadagno non appena viene promosso di livello e di portafoglio... Ma forse sono io che sono un po' fuori del mondo...

E allora...

Una scelta morale

E' stato triste ammetterlo ma ci sono "arrivato": la medicina di qualità dipende dai singoli medici e non dai Centri. E quantità spesso è incompatibile con qualità. Dopo avere lasciato più spazio possibile a collaboratori specialisti nella speranza di snellire il lavoro, offrire un servizio più efficiente, ridurre i costi di visite ed interventi, e creare qualcosa che funzionasse anche senza di me, ho dovuto fare retromarcia (settembre 2003, dopo nemmeno due anni e quindi ben prima di ammortizzare tutti i costi iniziali), avendo notato una notevole insoddisfazione di pazienti seguiti nel mio stesso Centro da altri collaboratori (che ovviamente oggi non lavorano più con me) ed una triste dequalificazione (dovrei dire "mercificazione") del nostro Centro (che reputo inaccettabile in campo sanitario) che si allargava parallelamente ai mio allontanarmi dal rapporto diretto con il paziente.

Ho quindi preso l'importante decisione di gestire nuovamente in prima persona visite e trattamenti, con la conseguenza peraltro di un netto immediato aumento di efficacia terapeutica (grazie anche alla maggior selezione di chi davvero ha bisogno di cure) e di fiducia dei pazienti stessi, molti dei quali mi hanno apertamente manifestato la loro approvazione per la scelta coraggiosa.

Questo ha comportato inevitabilmente però tutta una serie di drastici cambiamenti che mi hanno riportato a riavere una attività più diretta con un numero ridotto di collaboratori e di pazienti, a chiudere la megastruttura che avevo creato (i cui costi riducendo l'attività erano divenuti insostenibili) e a cambiare nuovamente sede aprendo un nuovo centro di dimensioni inferiori - ma nemmeno troppo (marzo 2005) e soprattutto a specializzarmi ancor più nelle sole patologie dell'orecchio interno (acufeni, ipoacusia, vertigini, meniere...), rinunciando in pratica, seppur temporaneamente, alla chirurgia ed a tutti gli altri settori dell'otorinolaringoiatria (meglio fare poco ma bene che tutto ma in modo mediocre), e a qualunque futura espansione a breve termine della mia attività, incluso il dare nuovamente fiducia ad altri specialisti per la gestione dei miei pazienti.

Ma mi ha fatto scoprire che dopo quasi 18 anni dalla laurea (1989) e tanti successi, ancora preferisco offrire "qualità" e "professionalità", piuttosto che guadagnare di più... E decisamente oggi guadagno molto meno di prima, ma sicuramente ci guadagno in salute e "coscienza".

Quando iniziai la mia piccola attività professionale a Roma, dopo l'esperienza di Parma, dicevo ai miei primi pazienti: "se dovesse incontrarmi tra dieci anni e trovasse un medico accecato da ambizione e desiderio di guadagno, che ha perso di vista il vero senso morale del suo lavoro, la prego di farmelo sapere e cambierò mestiere".

Ho avuto la fortuna di incontrare davvero, in tempi recenti, miei vecchi pazienti che mi hanno ricordato che ho saputo mantenere la mia promessa e che magari sono un po' ingrassato, ma non cambiato dentro rispetto ad allora. In realtà non è del tutto vero. Ovviamente comprendere che non potrò trasmettere a nessun giovane medico il mio entusiasmo (oggi comunque non mi fiderei più... ma chissà...) ha certamente frenato la mio voglia di ulteriori sviluppi professionali ed espansioni e un po' di carica, ma la mia promessa, con me stesso e con i miei pazienti, l'ho comunque mantenuta.

Concedetemi di dire che ne sono fiero.

Andrea La Torre

...ma credete che sia finita?

Dal 10 ottobre 2006 dopo aver svolto attività da marzo 2005 presso un nuovo centro medico monospecialistico di mia proprietà ho deciso (stavolta anche per motivi personali e non solo professionali) di ritrasferire nuovamente la mia attività presso una casa di cura per poter riprendere anche l'attività chirurgica (che iniziava a mancarmi un po') e per ulteriori nuovi vantaggi quali la disponibilità immediata di diagnostica per immagini, di consulenze interdisciplinari e di sala operatoria.

Attualmente la mia attività si svolge principalmente a Roma, presso la casa di cura "Villa Flaminia" e una volta al mese a Milano, dove ho ripreso a svolgere attività nel 2007, e dal 2008 anche a Palermo. Sono in programma sedute di visita in altre città.